I luoghi del mistero!

Il museo delle streghe!

Tempo attenzione 5 minuti!

Amici amanti del mistero!! 

Questa settimana il nostro viaggio ci porta in Trentino Alto Adige per visitare insieme un suggestivo Museo dedicato interamente alla Magia Popolare. 

Spesso la religiosità diffusa di un tempo è difficile da decifrare, perché tante volte si mescolava al “sacro cattolico” o veniva celata agli occhi estranei, ed era fatta di semplicissimi gesti quotidiani e oggetti di tutti i giorni. Oggi, per noi, la magia è poco più che un gioco di prestigio, ma sappiamo che ci sono state in passato persone in grado di padroneggiarla, attraverso riti, incantesimi e formule magiche. Ciononostante, la parola “strega” ancora oggi evoca pensieri orribili, patti col diavolo e oscuri antri tenebrosi. Togliamoci subito dalla testa il fosco dipinto che ne ha fatto la Chiesa cattolica. Non erano affatto adoratrici del demonio, almeno non in molte tradizioni, tra le quali quella italiana, dove la loro vera natura affonda in un insieme di tradizioni e credenze che sono state accuratamente studiate dal punto di vista etnografico. Le streghe erano prima di tutto donne sagge, che avevano una profonda conoscenza dell’uomo e dell’equilibrio naturale che governa ogni cosa; guaritrici di campagna che sapevano raccogliere le erbe giuste nel momento giusto in modo da non vanificarne le proprietà. Questa pratica che oggi è valutata con maggiore attenzione ai tempi metteva in relazione le donne con la magia nera. Praticamente l’erborista andava al rogo! Esse appartengono ancora ad un retaggio pagano e primigenio, dove alcune credenze permettevano di dominare gli aspetti più nascosti e anche terribili dell’esistenza umana. Pensiamo, ad esempio, alla morte: la morte per noi uomini moderni è qualcosa di spaventoso. Anche chi ha fede e crede in un aldilà, cerca però di rimuovere il pensiero della morte. Le streghe, invece, vivevano a cavallo di due mondi, quello dei vivi e quello dei morti. 

Ma chi erano davvero le streghe? Lo spiega molto bene un piccolo museo del trentino: il Museo delle Streghe di Pejo, museo etnografico della magia e stregoneria popolare, inaugurato nel 2019 per la volontà di un grande appassionato della materia, Vittorio Pirri. 

Peio è una graziosa località del Trentino, che spesso trovi scritta in un altro modo (Pejo). Il comune di Pejo (o Peio) conta circa 1.800 abitanti e sorge ad un’altitudine media di 1.173 m s.l.m. nella Val Di Pejo, una valle laterale della Val di Sole. Pejo è immerso nel Parco Nazionale dello Stelvio, il più esteso parco naturale delle Alpi che è caratterizzato da tipiche vallate modellate dall’azione dei ghiacciai. E Pejo è anche un’importante stazione turistica, sia d’inverno che d’estate. Il paese è un punto di partenza ideale per passeggiate nel parco nazionale come anche per escursioni d’alta quota ed arrampicate a volta delle cime di Pejo: il Cevedale, il Palon de la Mare, San Matteo e Vioz. 

Il Museo delle Streghe è il più piccolo del Trentino, visto che si estende per soli 35 metri quadrati, ma è praticamente unico nel suo genere, visto che di musei che trattino della medesima tematica ce ne sono solo altri sei in tutta Europa e accoglie oltre 400 reperti di provenienza regionale, di altre zone italiane ma anche reperti provenienti da molto lontano, persino dall’Africa e dal Tibet e da altre parti del mondo. Costituisce uno scrigno inteso a conservare gli ultimi echi di un patrimonio del magico che ha caratterizzato per secoli la cultura, le credenze e le speranze dell’animo umano.

Si trovano figure in legno, simulacro dei demoni a cui fare offerte e chiedere favori; maschere dipinte e ogni sorta di amuleto. Tra i reperti c’è un manico di pugnale rituale indonesiano. In esso è racchiuso lo spirito della strega, la cui immagine è lì rappresentata con un occhio cieco e l’altro globulare. In una cornice ovale ci sono i capelli di Isabella Donizzetti. Aveva 19 anni quando fu accusata di stregoneria in una Bolzano del 1787. Era nei capelli la forza delle streghe. Per questo glieli dovevano tagliare.  

E poi ancora il cucchiaio, il cucchiaino e il mestolo da sempre gli strumenti del sapere della strega. Essa basava le esperienze su un sapere empirico, le cui uniche unità di misura conosciute erano date dalle esatte quantità fornite da questi utensili. Senza di essi tutto il loro sapere sarebbe svanito.

Il viaggio tra le teche del Museo vi condurrà alla scoperta e analisi dei numerosi cimeli, ma strizzerà l’occhio anche sul tema dell’aldilà. La verità su un mondo parallelo che a volte è sottovalutato o romanzato, ma qui, in questo angolo di Pejo, si può scoprirne quanto forte è il legame tra vita quotidiana e non. 

Riguardo all’ambito magico e stregonesco, resta ancora tanto da scoprire, ma è sicuramente straordinario che qualcuno si sia preoccupato di raccogliere e catalogare oggetti e ornamenti che, tra l’altro, a molti suscitano ancora superstizioni e disgusto.

E prima di andar via, offrite un pensiero alle streghe “cadute”. Il loro elenco, lungo e commovente, lo troverete al termine del breve e intenso percorso sulla vostra destra.

Leonarda Brancato 

Appuntamento alla prossima settimana!!!

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